Coraggio, Pessotto, lassu’ qualcuno ti ama. E anche quaggiu’.

Si parla di tu sei la squadra del cuore... Commenti disabilitati
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Gianluca Pessotto era – anzi, e’: scusate il riflesso condizionato che ci porta spesso a scrivere requiem anticipati – una delle persone migliori di quel mondo del calcio dove non tutto odora sempre di bucato. Vorrei, con tutto il cuore, che chi sta leggendo credesse a questa affermazione: non e’ una frase fatta, non e’ un’affermazione di comodo, non e’ il cedimento a quella routine che induce a parlare sempre bene di chi e’ vittima di una disgrazia. Pessotto, che ieri si e’ lanciato da una finestra della sede della sua Juventus, e’ uno di quelli di cui nessuno ha mai trovato motivo per parlare male. Di più: e’ uno di quelli che ha sempre colpito le persone che incontrava con una positiva diversità. Una diversità contagiosa. ‘L’uomo più buono del mondo’, ha detto ieri il suo compagno di squadra Fabio Cannavaro, capitano della Nazionale, e sono sicuro che anche le parole di Cannavaro non sono formali ma sincere, sentite. Non è un caso se la Juventus, costretta per le note vicende a doversi rifare un’immagine, abbia deciso, il 26 maggio scorso, di chiedere a Pessotto di rinunciare al suo ultimo anno di contratto da giocatore per diventare team manager, cioe’ uomo-spogliatoio, collante tra giocatori e proprietà, figura da spendere anche all’esterno. La Juve non poteva scegliere meglio. Pessotto e’ uno che in undici campionati con la Juventus -pur avendo vinto tutto quello che c’era da vincere e pur avendo vestito ventidue volte la maglia della Nazionale – non ha mai fatto storie quando e’ finito tra le riserve, non ha mai fatto polemiche, non e’ mai stato chiacchierato per comportamenti sopra le righe, e in campo e’ sempre stato un modello di correttezza: mai falli cattivi, mai mancanza di rispetto nei confronti degli avversari. Non c’e’ tifoso delle rivali della Juve che l’abbia mai fatto oggetto di cori irriverenti, un motivo ci sarà.
Quel che e’ successo ieri ha lasciato tutti esterefatti. Perche’ mai l’hai fatto, Gianluca Pessotto?
Per tutta la giornata si sono succedute le voci, e spesso le voci son cattiverie, pettegolezzi, sciocchezze. La prima cosa che tutti hanno pensato e’ stata: c’entra con Calciopoli, con il marcio degli arbitri comprati, e così via. Balle. Pessotto con l’inchiesta che può portare la Juve in B non c’entra nulla.
Seconda voce: e’ malato gravemente, e quando un calciatore di 35 anni e’ malato gravemente si pensa subito al doping e alle sue conseguenze. Pessotto era stato interrogato come testimone, nell’inchiesta sul doping contro la Juventus. Aveva valori nel sangue sballati, chissà. Ma il medico della Juve, il dottor Agricola, ieri ha smentito categoricamente: “Pessotto malato? Ipotesi ridicola come coloro che la sostengono”. Non posso, non voglio pensare che un medico – neppure uno di una squadra di calcio – possa mentire fino a questo punto.
Ecco la terza voce-cattiveria, che riguarda i rapporti con la moglie.
Noi diciamo: basta, per favore.
Una cosa sola e’ certa: quest’uomo da tutti ritenuto buono e sano (intendo dire sano dentro) ha pensato di farla finita. Ieri sera s’e’ infine parlato di una depressione: legata a “problemi personali”. Ma e’ ovvio. Non si e’ mai depressi per problemi collettivi. Ci si deprime, o addirittura ci si dispera, sempre per problemi personali. Quali che siano. E’ assurdo fare una classifica, per cui un certo tipo di problemi possono giustificare il suicidio, e certi altri no. Quando uno decide di farla finita e’ in uno stato tale per cui la razionalità e la logica non contano più nulla. Perche’ si e’ lanciato proprio dalla sede della Juventus e non da qualche altra parte? Perchè ha lasciato le chiavi in macchina e il cellulare sul davanzale? Domande inutili. Non c’e’ logica, non c’e’ razionalità quando si prendono decisioni come quella di uccidersi.
Pessotto ha due bambine di 9 e 4 anni. C’e’ qualcosa al mondo che spiega razionalmente il desiderio di non vederle più? Di riservare loro una vita – e per sempre! – schiacciata dal ricordo di un papà che si e’ ucciso? Di un pap? che ha pensato che il suo dolore fosse più forte della gioia di abbracciarle?
E’ chiaro che non c’e’. E quindi e’ chiaro che quando un uomo arriva a fare una cosa del genere, in quel momento non c’e’ più con la testa. Quindi voglio dire: un uomo così non lo possiamo giudicare. Non sappiamo che cosa gli e’ successo, ma sappiamo che quel che gli e’ successo gli ha tolto, speriamo provvisoriamente, la capacità di discernere.
Non e’ sfuggito a nessuno, poi, il fatto che Pessotto si sia lanciato nel vuoto tenendo in mano un rosario. Chi lo frequenta sa che ? un credente, un cattolico. Ieri suor Paola, la religiosa famosa per le telecronache della Lazio ha commentato: “Quello che ha fatto Pessotto non e’ un gesto di chi ha fede. Chi crede non deve arrivare fino a questo punto. Un uomo che crede in Dio deve sempre sperare nella Provvidenza”.
Reverenda suora: con tutto il rispetto, ha detto una scemenza. Perche’ e’ vero che il suicidio e’ un atto contro Dio. Non c’e’ dubbio che sia un peccato grave, forse il più grave. Ma la Chiesa ha sempre distinto tra peccato e peccatore proprio perche’ sa che nessuno – neanche, per esempio, una suora tifosa della Lazio – può entrare nella testa e nel cuore dei suoi simili. Per questo, quando si insegnava ancora il catechismo si diceva che il peccato mortale c’e’ solo quando ci sono, oltre alla materia grave, anche la “piena avvertenza” e il “deliberato consenso”. Vuol dire: so che e’ una cosa e’ sbagliata, eppure la faccio lo stesso perche’ la voglio fare. Solo in questo caso non ho giustificazioni.
Ma chi può valutare la piena avvertenza e il deliberato consenso di un uomo sconvolto al punto tale di buttarsi da una finestra? Gesù stesso ha ammonito: non giudicate se non volete essere giudicati. Rifletta, suor Paola, rifletta.
A me, personalmente, quel tenere in mano un rosario ha – invece – commosso. M’e’ sembrato un gesto di fede. Ho immaginato che questo giovane uomo, pur nella confusione in cui si trovava, abbia compreso che ci? che stava per fare era sbagliato (altro che deliberato consenso), ma non ce la faceva più e chiedeva perdono alla Madre di tutti noi per la sua debolezza. Si può non avere pietà di un uomo debole? Non c’e’ cattiveria in quel gesto, solo disperazione.
E’ ora però indispensabile che Pessotto vinca questa disperazione. Non sappiamo che cosa lo abbia indotto a farla finita. Ma sappiamo che c’e’ un’altra cosa che lo deve indurre, ora, a reagire: sono tutte le persone che vogliono che egli viva. In una parola: e’ l’amore di quelli che gli vogliono bene. E l’amore fa miracoli.


Coraggio, Pessotto, lassù qualcuno ti ama. E anche quaggiù.

di Michele Brambilla

Le ultime parole famose

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Io: “Per chi tifi, Francia o Spagna?
Chiara: “Spagna, ovviamente! E stiamo pure vincendo!!!!!

(un secondo dopo, pareggia la Francia)