Nullità

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“Se vuoi trasformare un uomo in una nullità, non devi far altro che ritenere inutile il suo lavoro”.

Dostoevskij

Ogni tanto mi chiedo perche’ lavoro… o meglio, per chi?
Di certo per me stesso, ma certamente non lavorerei, se non dovessi in qualche modo guadagnarmi da vivere.

E allora, per chi?

Di certo non per il mio “padrone”, il viscido schifoso che ha rovinato la Juve (…e la sua stessa azienda).

Per il lavoro in se’? Forse si’… ma non sono convinto di questa risposta, perche’ mi sento di affermare che lavoro per vivere, e non vivo per lavorare. E che se dovessi rinunciare a qualcosa, questa rinuncia sarebbe sul piano lavorativo, e non su quello degli affetti.

Forse lavoro perche’ con i colleghi ci sto bene…. si’, questa risposta mi convince, con loro ci sto bene davvero. Almeno qualcuno se ne rende conto di quanto vorresti ogni tanto prendere la scrivania e sfasciarla in testa a qualche capetto da quattro soldi.