Ultimamente ho letto su un paio di blog persone che parlano “male” di Cuneo e dei suoi abitanti. Critiche che mi colpiscono ancora di piu’ perche’ vengono da miei concittadini e coetanei, e fanno scattare quella catena di pensieri che si conclude inesorabilmente con un “che me ne frega” oppure con un piu’ impegnato “ma io cosa penso della mia città”?
In apparenza potrei aver posto una domanda retorica, a cui ho già risposto con le scelte di vita che da otto anni mi hanno fatto abitare a Torino per cinque giorni su sette, e che mi porteranno a viverci a tempo pieno dall’anno prossimo. E, per inciso, non mi pento di nessuna di queste scelte. Come mai allora perdere tempo per riflettere su questa domanda? In realtà la risposta non è cosi’ semplice.
Cuneo mi piace, è una città forgiata secondo le mie misure. Praticamente tutto puo’ essere raggiunto in tempi umani camminando, ci sono ampi spazi verdi e tantissimi posti in cui vorrei abitare, si possono tenere le finestre aperte senza respirare smog, si puo’ dormire in silenzio. A Torino quasi quasi ci vogliono 10 minuti solo per arrivare ad un panettiere, figuriamoci il resto…
Quanto ai cuneesi… sinceramente, non lo so. Forse perchè vengo da una serata spettacolare passata in compagnia di persone completamente sconosciute (a parte Fede, 1 conoscente su 14 presenti), forse perchè penso questo sia un problema molto più grande. Le persone speciali sono poche, sono sempre di meno. A naso nella mia vita posso contare 5 persone “speciali”, persone che in qualche modo lasciano un solco nella mia vita. Intorno, la nebbia. Forse sarà un problema mio, ma è una cosa preoccupante.
Chiusa la parentesi.
Cosa ti manca, Cuneo? Purtroppo, per forse per tua scelta, ti mancano i sogni. O forse io non riesco ad ambientare i miei all’interno dei tuoi confini, ed allora ti mancano solo i miei sogni. Troppo.
Cazzate, io un sogno che ti riguarda ce l’ho, ed è ben grande. Non riesco solo a farlo coincidere con il problema piu’ grosso: finanziarlo, questo sogno, senza “vendere l’anima” (lavorativa).
…probabilmente perché (sigh!) molte volte dirigenti e responsabili sono a loro volta personaggi scarsi che non hanno continuato a fare i tecnici perché non preparati.
Come si puo’ pretendere che possano discriminare buoni tecnici da scarsi che si vendono bene?
So solo che, quando sono uscito da quel negozio per l’ultima volta, avevo il groppo in gola e gli occhi lucidi. Ed ho sentito scivolare alle mie spalle piu’ di dieci anni di… parole al bancone. Juve, Milan. Milan, Juve. E tutto quello che poteva venirci in mente in quei pochi minuti.
Quando ti ho detto “grazie per tutto quello che mi hai dato”, non mi riferivo a molto di piu’ che alla pizza e al pane…
Non è cosa da tutti i giorni cenare dentro il Royal Castle di Budapest, tra quadri e statue ed opere d’arte… Fatto sta che, ringraziando la potenza degli sponsor e della Comunità Europea, ieri ho potuto far finta per qualche ora di essere un nobile d’altri tempi, in occasione della cena di gala.
Dalla terrazza si puo’ ammirare il panorama notturno di Pest… roba da mozzare il fiato.
Primo giorno in Budapest… oggi è iniziato ufficialmente il 16° IST Mobile & Wireless Communications Summit, organizzato con il patrocinio della Comunità Europea e da sempre luogo di ritrovo dell’Europa che “conta“… di cui ovviamente non faccio parte: poco importa, tra qualche anno tutto questo sarà mio!! Uahahahahah!!!
Va bene… basta cazzate. Il mio diario di viaggio oggi si è arricchito di due nuove tappe: la Cittadella ed il fantasmagorico Fatàl, che non c’entra niente con il futuro delle telecomunicazioni, ma è sicuramente il ritrovo dell’Ungheria che mangia. La Cittadella, una fortezza dalla storia singolare. Innanzitutto va detto che non fu mai colpita nemmeno da una palla di cannone (venne costruita per difendere la città da eventuali insurrezioni, ma quando fu terminata la situazione era drasticamente cambiata)… oggi è ricordata specialmente per i fantastici panorami che offre: la Duna e Pest.
Capitolo a parte merita il Fatàl, che tanto per la cronaca è un ristorante. Non uno qualunque: un ristorante in cui si mangia veramente tanto. Il brodino di carne che ho preso per antipasto bastava già anche per il pranzo di domani….. per non parlare dei “pork medallions“: una padella con diametro maggiore di una spanna, su cui sono adagiati 3 o 4 medaglioni di maiale letteralmente sommersi da patate al forno e da verdure tagliate sottili. Sinceramente, dopo metà padella mi sentivo scoppiare… infatti ho interrotto. Ah, non dimentichiamo il vino….. un bianco buonissimo dal nome impronunciabile: Egri Kyraliqualcosa… 13 gradi di alcolica squisitezza! L’unico neo, se vogliamo, è che si paga solo in contanti… ma accettano anche gli Euro…
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