Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici: Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno. Meditate che questo è stato: vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.
Primo Levi, “Se questo è un uomo”
Dimenticare, fare finta che non sia successo, sarebbe perpetrare ancora una volta un crimine ai danni dell’umanità. Nessuno può permettersi di dimenticare nomi come Birkenau, Treblinka, Sobibor. O la risiera di San Sabba. Oppure Borgo San Dalmazzo.
Non abbiamo una guida per il futuro, ma possiamo fare affidamento sugli errori del passato per evitare di sbagliare ancora. Non dobbiamo dimenticare la Shoah, e non dobbiamo dimenticare i milioni di morti del comunismo, e non dobbiamo dimenticare nessuna delle vittime della follia umana. Chi controlla il passato, controlla il futuro.
Che gioia. Quando l’uomo della partita è un ragazzino venuto dalla Primavera, vuol dire che le cose stanno girando per il verso giusto. Il Capitano in questo periodo è un po’ “cotto”, ma sforna assist a ripetizione: il primo regala a Chisiu la gioia del primo gol in serie A, gli altri potrebbero devastare la partita, ma Marchionni & C. non sanno approfittarne…
Un ricordo speciale per l’Avvocato, grandissimo presidente della Juventus e grandissimo leader. Un personaggio d’altri tempi (purtroppo) che tanto ha fatto per Torino.
“Il primo scudetto ve l’hanno dato in segreteria, il secondo lo avete vinto perché non c’era nessuno, il terzo all’ultimo minuto. Siete una squadra di m…”
Let Freedom reign
Let Freedom reign LET FREEDOM REIGN
Così urlava Bono durante lo show degli U2 all’Inauguration day. Emozionante, senza ombra di dubbio. Dopo gli anni neri della presidenza Bush jr., gli americani stanno vivendo un ennesimo American Dream. Obama è stato unico nel farsi portavoce del disagio del proprio paese e a infondere speranza, speranza in un futuro migliore, speranza di poter affrontare la crisi economica (*). Un piccolo brivido, ripensando alla Germania degli anni ’30, eppure anche io voglio crederci, e sperare che il 44° presidente degli Stati Uniti d’America venga ricordato per qualcosa di positivo.
Yes, you can. And we believe.
(*) Ho letto di economisti che dal loro trono hanno sancito che questa crisi è più “percepita” che reale. Cose del tipo “siete dei malati immaginari, sveglia!”. Percepita un cavolo! Il pane costa cinquemilalire al chilo (se bastano), abbiamo avuto il gasolio a 1.50 €/L (ed oltre), le aziende si affidano alla cassa integrazione. Percepita?
Il massimo con il minimo sforzo, direi. Grazie ad un omaggio di Vince ho potuto “godermi” la prima del 2009 in Tribuna Ovest, ma – punizione a parte – lo spettacolo è stato ai limiti della decenza. Storicamente la prima partita dopo la pausa invernale ci vede faticare, ieri almeno sono arrivati i tre punti.
Apprezzo il lavoro di mister Ranieri, ma ieri proprio non ho digerito il cambio di Marchisio (buona partita, tra l’altro) per Poulsen, quando era evidente che il Capitano non si reggeva piu’ in piedi. Cribbio, abbiamo Giovinco, facciamolo giocare!!!
Promemoria: farsi restituire 2 scudetti
Altra piccola nota sulla Tribuna. Visuale perfetta, ma mi sono sentito decisamente fuori posto. Addirittura a disagio, per i primi minuti. Non sono abituato a starmene seduto (e zitto) per tutta la partita, e non sono assolutamente abituato a dovermi cercare esattamente il posto dell’abbonamento (settore, fila, numero)… per carità!!!
… si vede dal mattino, allora non posso che pregare affinchè il 2009 fili via di corsa. Poveretto, questo 2009. E’ appena iniziato e già tutti si augurano che passi in fretta, come se l’ingresso nel prossimo decennio fosse in grado di spazzare via tutti i problemi che ci tormentano.
In effetti, un anno che inizia con le offensive di israele (volutamente minuscolo) contro la striscia di Gaza deve scatenare qualche riflessione profonda. 70 anni hanno seppellito il ricordo della Notte dei Cristalli, ed ora il presuntopopolo eletto gioca alla guerra nei panni del cattivo. Inquietante davvero.
Come se non bastasse, per me è iniziato con febbre e raffreddore. A Monaco.
Ecco, torno nel mio piccolo, nel mio giardino. Un anno che inizia è sempre un ottimo stimolo per qualche riflessione sull’anno appena passato. E parlare del 2008 per me è facile, visto che – letteralmente – il mio 2008 si divide in due periodi: prima e dopo il Matrimonio, prima e dopo il 3 Maggio. I primi cinque mesi dell’anno sono stati quasi interamente dedicati alla preparazione del Grande Giorno… e l’elenco delle cose da fare era davvero impressionante. Il 3 Maggio, si è chiusa l’epoca “io” e si è aperta l’epoca del “noi”. Il Dopo, a dirla tutta, è stato dominato da Torino, a cui ormai Noi siamo legati a doppio filo. Abbiamo avuto la nostra Cuneo, e l’avremo con noi per sempre, ed ora è giusto avere la nostra Torino. Ingiustamente snobbata (e forse inconsciamente invidiata) dal resto dell’Italia, penso che Torino abbia la possibilità di trainare l’Italia al di fuori della crisi, se saprà rimboccarsi le maniche e tenere duro. Ma questo noi piemontesi lo sappiamo fare bene.
Visto che parliamo di lavoro… il 2008 lavorativo è stato il classico anno di transizione. Dovessi fare la parafrasi di questa definizione, direi che “anno di transizione” significa che non ho ancora ben chiaro cosa farò da grande, ma che ho avuto quotidiani esempi di cosa non voglio diventare. Nel frattempo, sono arrivati il MacBook e l’iPhone 3G, ovvero una bella skill in Objective-C da mettere in curriculum.
I più attenti avranno notato che non ho parlato del giorno del Matrimonio e dei miei propositi per il 2009. Non si tratta di una svista, ma di una precisa scelta: non mi va di imbrattare preziosi byte con buoni propositi che notoriamente costituiscono la pavimentazione della strada verso l’Inferno. Il secondo motivo è ancora piu’ semplice: in entrambi i casi si tratta di pensieri talmente evidenti, che possono sfuggire soltanto a chi non mi conosce davvero.
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