… One that laughs, one that cries / one says hello one says goodbye …
Come faccio a trovare sempre qualcosa di positivo a cui appigliarmi? Probabilmente sono solo molto bravo nel mostrare all'esterno la faccia col sorriso, la faccia che non disturba, la faccia che ispira fiducia. Eppure soltanto uno stupido potrebbe sorridere sempre, soltanto un debole non disturba mai, soltanto uno bugiardo si vanta di non avere dubbi mai. In me convivono due anime, quella sempre sorridente e quella che si strazia per tutte le cose che non vanno nel modo giusto. Basta fermarsi un attimo e accorgersi che c'e' un motivo se molte delle "mie" cose ruotano al tema delle due facce: le canzoni ("I duri hanno due cuori", Ligabue e "Both sides of the story", Phil Collins), la maglia del cuore (il bianco e il nero), il tema di questo blog. Ci avete mai fatto caso? Belli i colori, bello il sole, vero? C'e' una ragazza con il sole alle spalle pronta ad affrontare il futuro con la propria grinta, e c'e' un ragazzo con l'impermeabile (io ho sempre pensato che fosse Nathan Never) a contemplare un futuro pieno di dubbi e privo di certezze.
L'unica sua certezza è che da qualche parte esiste davvero quella ragazza, ragazza che grazie a lui riesce ancora a colmarsi della bellezza e della luce del sole. Ragazza di cui lui è complemento.
La realtà è che ogni sorriso di quella ragazza è in grado di cancellare fiumi di lacrime.
Fa’ così, mio Lucilio: rivendica te a te stesso; raccogli e custodisci il tempo che finora ti veniva o subdolamente sottratto o strappato via o scompariva d’un tratto. Convinciti che le cose stanno così: certi momenti della nostra vita ci vengono rubati, certi altri inavvertitamente sottratti, certi, semplicemente, scorrono via. Ma è davvero vergognosa la perdita che accade a motivo della nostra trascuratezza. Se presterai attenzione, vedrai che la massima parte dela vita trascorre via nel fare il male, una grande parte nel non fare niente, e la vita intera nel fare altro che non sia vivere.
Dicono che dietro a un grande uomo ci sia sempre una grande donna. Non so se riuscirò mai a diventare un grande uomo, ma sicuramente avrò sempre al mio fianco una grandissima Donna. Buon compleanno!
Se c’e’ qualcosa in me che funziona bene, è sicuramente la memoria. A scuola è sempre stato un vantaggio: leggevo un paio di volte la lezione, e senza troppa difficoltà ero pronto. Il ricordo più “vecchio” che credo di possedere a livello conscio è il giorno in cui è nata mia sorella, 26 anni fa. Di anni ne avevo 3.
Ieri, dopo 11 anni, ho rivisto una carissima amica degli anni di Borghetto. E’ bastato per scatenare un oceano di ricordi che credevo sommersi: dalle camminate strisciando i piedi ai tatuaggiMaoriConlHenné alla Gelateria Dolce Idea - forse nemmeno i borghettini se la ricordano – e al cono gelato da cinquegusti-cinquemilalire che inaugurava e chiudeva le vacanze al mare. Ci riderete su, ma decidere quali erano i 5 gusti del gelatone era un’impresa, e iniziavo a pensarci almeno una settimana prima. Sul gelatone non si scherzava, nemmeno da bambini.
Quanto è cambiata Borghetto. Il lungomare rimesso a nuovo, le sale giochi scomparse. Di primo acchito sapere che i “miei” posti non ci sono più mi mette tristezza. Poi penso che questi cambiamenti hanno contribuito a cristallizzare i ricordi nella mia mente, e che quei posti – almeno per me – ci saranno sempre.
Questa sera i Negrita. Live. Finalmente. Praticamente l’apoteosi del rock. Se siete nel Torinese, se amate il rock, se volete assistere a un gran concerto, non avete scuse: ci vediamo a Collegno.
Oggi iniziano i Mondiali di Nuoto a Roma. Ora che mi sono riscoperto figliol prodigo della piscina, non posso che augurare buona fortuna a Roma e ai nostri atleti: fateci divertire.
Sono passati dieci anni da quella “prima prova” della Maturità 1999. Da quello che ricordo come il miglior tema, o meglio “saggio breve” della mia vita scolastica. Facendo un rapido confronto tra questo periodo e il secolo scorso, mi sento di dire che non è cambiato niente. C’e’ ancora qualcuno che pensa che la guerra sia un’operazione malthusiana, o peggio: ci sono interessi economici che determinano il continuo proliferare di guerre (Jugoslavia, tanto per dirne una).
L’unica cosa che è cambiata è che non ci sono più i poeti e i letterati.
Ecco il tema d’esame:
AMBITO ARTISTICO – LETTERARIO
ARGOMENTO: Poeti e letterati di fronte alla “grande guerra”
DOCUMENTI
“Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo –, il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei liberatori, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.”
MANIFESTO DEL FUTURISMO, “Le Figaro”, 1909
“Edizione della sera! Della sera! Della sera! Italia! Germania! Austria!”
E sulla piazza, lugubremente listata di nero, si effuse un rigagnolo di sangue purpureo!
Un caffè infranse il proprio muso a sangue, imporporato da un grido ferino: “Il veleno del sangue nei giuochi del Reno! I tuoni degli obici sul marmo di Roma!”
Dal cielo lacerato contro gli aculei delle baionette gocciolavano lacrime di stelle come farina in uno straccio e la pietà, schiacciata dalle suole, strillava: “Ah, lasciatemi, lasciatemi, lasciatemi! …”
Vladimir MAJAKOVSFKIJ, 1914
[...] siamo troppi. La guerra è un’operazione malthusiana. C’è un di troppo di qua e un di troppo di là che si premono. La guerra rimette in pari le partite. Fa il vuoto perché si respiri meglio. Lascia meno bocche intorno alla stessa tavola. E leva di torno un’infinità di uomini che vivevano perché erano nati; che mangiavano per vivere, che lavoravano per mangiare e maledicevano il lavoro senza il coraggio di rifiutar la vita [...].
Fra le tante migliaia di carogne abbracciate nella morte e non più diverse che nel colore dei panni, quanti saranno, non dico da piangere, ma da rammentare? Ci metterei la testa che non arrivino ai diti delle mani e dei piedi messi insieme [...].
Giovanni PAPINI, Amiamo la guerra, in “Lacerba”, II, 20, 1914
È una vecchia lezione! La guerra è un fatto, come tanti altri in questo mondo; è enorme, ma è quello solo; accanto agli altri, che sono stati e che saranno: non vi aggiunge; non vi toglie nulla. Non cambia nulla, assolutamente, nel mondo. Neanche la letteratura: [...].
Sempre lo stesso ritornello: la guerra non cambia niente. Non migliora, non redime, non cancella: per sé sola. Non fa miracoli. Non paga i debiti, non lava i peccati. In questo mondo, che non conosce più la grazia.
Il cuore dura fatica ad ammetterlo. Vorremmo che quelli che hanno faticato; sofferto, resistito per una causa che è sempre santa, quando fa soffrire, uscissero dalla prova come quasi da un lavacro: più duri, tutti. E quelli che muoiono, almeno quelli, che fossero ingranditi, santificati: senza macchia e senza colpa.
E poi no. Né il sacrificio né la morte aggiungono nulla a una vita, a un’opera, a un’eredità [...]. Che cosa è che cambierà su questa terra stanca, dopo che avrà bevuto il sangue di tanta strage: quando i morti e i feriti, i torturati e gli abbandonati dormiranno insieme sotto le zolle, e l’erba sopra sarà tenera lucida nuova, piena di silenzio e di lusso al sole della primavera che è sempre la stessa? [...].
Renato SERRA, Esame di coscienza di un letterato, in “La Voce”, 30.4.1915
[...] Accesa è tuttavia l’immensa chiusa fornace, o gente nostra, o fratelli: e che accesa resti vuole il nostro Genio, e che il fuoco ansi e che il fuoco fatichi sinché tutto il metallo si strugga, sinché la colata sia pronta, sinché l’urto del ferro apra il varco al sangue rovente della resurrezione [...].
Gabriele D’ANNUNZIO, Sagra dei Mille (dal Discorso tenuto a Quarto il 5.5.1915)
“Guerra! Quale senso di purificazione, di liberazione, di immane speranza ci pervase allora![...]. Era la guerra di per se stessa a entusiasmare i poeti, la guerra quale calamità, quale necessità morale. Era l’inaudito, potente e passionale serrarsi della nazione nella volontà di una prova estrema, una volontà, una radicale risolutezza quale la storia dei popoli sino allora forse non aveva conosciuto. [...]. La vittoria della Germania sarà un paradosso, anzi un miracolo, una vittoria dell’anima sulla maggioranza. La fede in essa va contro la ragione. [...]. L’anima tedesca è troppo profonda perché la civilizzazione divenga per essa il concetto più sublime. La corruzione o il disordine dell’imborghesimento le sembrano un ridicolo orrore. [...]. Non è la pace appunto l’elemento della corruzione civile, corruzione che le appare divertente e spregevole al tempo stesso?”.
Thomas MANN, Pensieri di guerra, novembre 1914, in “Scritti storici e politici”, trad. it. Milano, 1957
Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici: Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno. Meditate che questo è stato: vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.
Primo Levi, “Se questo è un uomo”
Dimenticare, fare finta che non sia successo, sarebbe perpetrare ancora una volta un crimine ai danni dell’umanità. Nessuno può permettersi di dimenticare nomi come Birkenau, Treblinka, Sobibor. O la risiera di San Sabba. Oppure Borgo San Dalmazzo.
Non abbiamo una guida per il futuro, ma possiamo fare affidamento sugli errori del passato per evitare di sbagliare ancora. Non dobbiamo dimenticare la Shoah, e non dobbiamo dimenticare i milioni di morti del comunismo, e non dobbiamo dimenticare nessuna delle vittime della follia umana. Chi controlla il passato, controlla il futuro.
Let Freedom reign
Let Freedom reign LET FREEDOM REIGN
Così urlava Bono durante lo show degli U2 all’Inauguration day. Emozionante, senza ombra di dubbio. Dopo gli anni neri della presidenza Bush jr., gli americani stanno vivendo un ennesimo American Dream. Obama è stato unico nel farsi portavoce del disagio del proprio paese e a infondere speranza, speranza in un futuro migliore, speranza di poter affrontare la crisi economica (*). Un piccolo brivido, ripensando alla Germania degli anni ’30, eppure anche io voglio crederci, e sperare che il 44° presidente degli Stati Uniti d’America venga ricordato per qualcosa di positivo.
Yes, you can. And we believe.
(*) Ho letto di economisti che dal loro trono hanno sancito che questa crisi è più “percepita” che reale. Cose del tipo “siete dei malati immaginari, sveglia!”. Percepita un cavolo! Il pane costa cinquemilalire al chilo (se bastano), abbiamo avuto il gasolio a 1.50 €/L (ed oltre), le aziende si affidano alla cassa integrazione. Percepita?
Non so di quante cose possa vantarsi, Piozzo. A me ne vengono in mente due: la piazzetta (purtroppo trasformata in parcheggio) e Le Baladin. Per chi non lo conoscesse, il birrificio Le Baladin – dal 1996 – è sinonimo di birra, ottima e molto stimata anche presso paesi che di birra ne sanno anche tanto: il Belgio, tanto per dirne una.
I cavalli di battaglia si chiamano Blonde, Isaac, Nora, Nina, Brune e Super. Di quest’ultima ne ho bevute due pinte lo scorso sabato, ma già al primo sorso il mio pensiero è stato “grazie di esistere”. Il secondo, partorito immediatamente dopo aver assaggiato l’hamburger, è stato “questo posto è l’ottava meraviglia del mondo”.
E c’e’ una cosa che mi rende ancora più orgoglioso di questo posto: è della mia terra. Sono fiero di questo Piemonte così vivo sul fronte delle birre, e sono ancora più fiero di realtà cuneesi come Le Baladin, ed il Troll, che di questo movimento sono alfieri.
… quando Google Reader ti segnala che hai piu’ di 1000 news da leggere. E ti accorgi che sei stato parecchio lontano dal PC quando dopo averne letta o cancellata qualcuna, te ne rimangono ancora 972.
Quest’anno, per ovvi motivi di budget, io e Fede abbiamo optato per soluzioni low budget: Cuneo e la mitica Borghetto. Di Cuneo non parlo, è e sarà per sempre “casa”.
Tornare a Borghetto dopo 2 anni invece è stato un vero e proprio viaggio nella memoria. Quanta vita ho vissuto in quella spiaggia, su quel lungomare e sulle sue strade… ogni angolo era uno stimolo a rivivere momenti piu’ o meno piacevoli delle mie estati. Già, perche’ tutte le estati degli anni ’90 le ho passate li’. A Borghetto sono debitore di alcune grandi amicizie (una su tutte, quella con Fabio), e credo di aver contribuito pesantemente a consumare la pavimentazione del lungomare W. Tobagi…
Come se non bastasse, martedi’ sono entrato in edicola, ed ho visto una copertina particolare:
20 anni di TGM
20 anni di TGM. Venti anni. Di quelle estati degli anni ’90, TGM è stato un compagno fedele, sempre presente. Il primo numero della mia collezione aveva la recensione di Zool e di Sensible Soccer. Era l’anno 1992. TGM non aveva ancora optato per la rilegatura in brossura, e la copertina cominciava a staccarsi già dopo una settimana… Erano iniziati i tempi in cui leggevo tigiemme dalla prima riga fino all’ultima. Una decina di anni dopo, quando mi accorsi che non riuscivo piu’ a finire di leggere la rivista, smisi di comprarla. Rivista pinzata, rivista brossurata, rivista con CD, rivista con DVD, rivista con DVD e gioco completo, TGMOnline, primo cambio di editore. TGM cresceva a vista d’occhio, ed io con lei. In questo numero del ventennale, c’e’ un articolo del Paolone che ripercorre la vita della rivista e dei suoi redattori… imperdibile, davvero.
Credo nel destino. E sono sicuro che era scritto nel destino che io dovessi comprare questo TGM “speciale” proprio a Borghetto.
PS: Per Stefano Silvestri, se mai gli capiterà di leggere questo post. Nel tuo editoriale scrivi “E anche in coloro che hanno smesso di leggerci, al solo nominare TGM vedo spesso accendersi una scintilla nei loro occhi, un qualcosa capace di evocare ricordi e sentimenti, piu’ che una semplice rivista”. Hai ragione, hai veramente ragione.
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