The Reaper’s Gate: god and faith

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"You have lied to me".

"You have lied to yourself. You all do, and call it faith. I am your god. I am what you made me. You all decry my indifference, but I assure you, you would greater decry my attention. No, make no proclamations otherwise. I know what you claim to do in my name. I know your greatest fear is that I will one day call you on it – and that is the real game here, this knuckles of the soul. Watch me, mortal, watch me call you on it. Every one of you."

Reaper's Gate – Steven Erikson

Iperbole

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Oggi ho scoperto una nuova figura retorica: l'iperbole.

La definizione di iperbole secondo Wikipedia è:

(dal greco ὑπερβολήhyperbolé, «eccesso») una figura retorica che consiste nell'esagerazione nella descrizione della realtà tramite espressioni che l'amplifichino, per eccesso o per difetto.

La frase che ha scatenato questa mia riflessione è stata la seguente:

"Non mi era mai capitato di sviluppare applicazioni dove si dovesse fare un tuning così preciso"

Chiaramente si tratta di una descrizione della realtà esagerata per eccesso. Riconducendo la frase alla realtà dei fatti, si ottiene:

"Non mi era mai capitato di sviluppare applicazioni dove si dovesse fare un tuning così preciso"

oppure (e questa è la mia versione preferita):

"Non mi era mai capitato di sviluppare applicazioni dove si dovesse fare un tuning così preciso"

 

Pietà!

Per gli dei, che cosa ci faccio qui?

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Inciampare in una vita a caso non sembrava un modo degno di vivere. A parte Cuttle e il sergente, lo squadrone era composto di uomini non diversi da Bottle. Giovani, ansiosi di trovare un posto dove non si sentissero soli e isolati, o che si riempivano di spavalderia per mascherare il fragile sé nascosto dietro. Ma era tutt’altro che sorprendente. La gioventù si buttava a capofitto nelle cose, anche quando sembrava statica, stagnante e soffocante. Amava le condizioni estreme, condite con spezie infuocate, tanto da bruciare la gola e accendere il cuore. Il futuro non veniva invaso di proposito; era semplicemente il luogo in cui ci si ritrovava, stanchi, malconci, chiedendosi come, in nome di Hood, si era finiti lì.

Steven Erikson, Cacciatori di Ossa (Prima Parte)

E poi dicono che il fantasy è una cosa da ragazzini… applausi al migliore scrittore fantasy di tutti i tempi.

10 anni fa…

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Sono passati dieci anni da quella “prima prova” della Maturità 1999. Da quello che ricordo come il miglior tema, o meglio “saggio breve” della mia vita scolastica. Facendo un rapido confronto tra questo periodo e il secolo scorso, mi sento di dire che non è cambiato niente. C’e’ ancora qualcuno che pensa che la guerra sia un’operazione malthusiana, o peggio: ci sono interessi economici che determinano il continuo proliferare di guerre (Jugoslavia, tanto per dirne una).

L’unica cosa che è cambiata è che non ci sono più i poeti e i letterati.

Ecco il tema d’esame:

  1. AMBITO ARTISTICO – LETTERARIO
  2. ARGOMENTO: Poeti e letterati di fronte alla “grande guerra”

    DOCUMENTI

    “Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo –, il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei liberatori, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.”

    MANIFESTO DEL FUTURISMO, “Le Figaro”, 1909

    “Edizione della sera! Della sera! Della sera! Italia! Germania! Austria!”
    E sulla piazza, lugubremente listata di nero, si effuse un rigagnolo di sangue purpureo!

    Un caffè infranse il proprio muso a sangue, imporporato da un grido ferino: “Il veleno del sangue nei giuochi del Reno! I tuoni degli obici sul marmo di Roma!”

    Dal cielo lacerato contro gli aculei delle baionette gocciolavano lacrime di stelle come farina in uno straccio e la pietà, schiacciata dalle suole, strillava: “Ah, lasciatemi, lasciatemi, lasciatemi! …”

    Vladimir MAJAKOVSFKIJ, 1914

    [...] siamo troppi. La guerra è un’operazione malthusiana. C’è un di troppo di qua e un di troppo di là che si premono. La guerra rimette in pari le partite. Fa il vuoto perché si respiri meglio. Lascia meno bocche intorno alla stessa tavola. E leva di torno un’infinità di uomini che vivevano perché erano nati; che mangiavano per vivere, che lavoravano per mangiare e maledicevano il lavoro senza il coraggio di rifiutar la vita [...].

    Fra le tante migliaia di carogne abbracciate nella morte e non più diverse che nel colore dei panni, quanti saranno, non dico da piangere, ma da rammentare? Ci metterei la testa che non arrivino ai diti delle mani e dei piedi messi insieme [...].

    Giovanni PAPINI, Amiamo la guerra, in “Lacerba”, II, 20, 1914

    È una vecchia lezione! La guerra è un fatto, come tanti altri in questo mondo; è enorme, ma è quello solo; accanto agli altri, che sono stati e che saranno: non vi aggiunge; non vi toglie nulla. Non cambia nulla, assolutamente, nel mondo. Neanche la letteratura: [...].

    Sempre lo stesso ritornello: la guerra non cambia niente. Non migliora, non redime, non cancella: per sé sola. Non fa miracoli. Non paga i debiti, non lava i peccati. In questo mondo, che non conosce più la grazia.

    Il cuore dura fatica ad ammetterlo. Vorremmo che quelli che hanno faticato; sofferto, resistito per una causa che è sempre santa, quando fa soffrire, uscissero dalla prova come quasi da un lavacro: più duri, tutti. E quelli che muoiono, almeno quelli, che fossero ingranditi, santificati: senza macchia e senza colpa.

    E poi no. Né il sacrificio né la morte aggiungono nulla a una vita, a un’opera, a un’eredità [...]. Che cosa è che cambierà su questa terra stanca, dopo che avrà bevuto il sangue di tanta strage: quando i morti e i feriti, i torturati e gli abbandonati dormiranno insieme sotto le zolle, e l’erba sopra sarà tenera lucida nuova, piena di silenzio e di lusso al sole della primavera che è sempre la stessa? [...].

    Renato SERRA, Esame di coscienza di un letterato, in “La Voce”, 30.4.1915

    [...] Accesa è tuttavia l’immensa chiusa fornace, o gente nostra, o fratelli: e che accesa resti vuole il nostro Genio, e che il fuoco ansi e che il fuoco fatichi sinché tutto il metallo si strugga, sinché la colata sia pronta, sinché l’urto del ferro apra il varco al sangue rovente della resurrezione [...].

    Gabriele D’ANNUNZIO, Sagra dei Mille (dal Discorso tenuto a Quarto il 5.5.1915)

    “Guerra! Quale senso di purificazione, di liberazione, di immane speranza ci pervase allora![...]. Era la guerra di per se stessa a entusiasmare i poeti, la guerra quale calamità, quale necessità morale. Era l’inaudito, potente e passionale serrarsi della nazione nella volontà di una prova estrema, una volontà, una radicale risolutezza quale la storia dei popoli sino allora forse non aveva conosciuto. [...]. La vittoria della Germania sarà un paradosso, anzi un miracolo, una vittoria dell’anima sulla maggioranza. La fede in essa va contro la ragione. [...]. L’anima tedesca è troppo profonda perché la civilizzazione divenga per essa il concetto più sublime. La corruzione o il disordine dell’imborghesimento le sembrano un ridicolo orrore. [...]. Non è la pace appunto l’elemento della corruzione civile, corruzione che le appare divertente e spregevole al tempo stesso?”.

    Thomas MANN, Pensieri di guerra, novembre 1914, in “Scritti storici e politici”, trad. it. Milano, 1957

L’Onda infame

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Oggi grande manifestazione a Torino, contro il G8 dell’Università. Per cosa si protesti, non sono ancora riuscito a capirlo.

Spero che oggi non sia il giorno di un altro Giuliani. Spero che sia il giorno di dieci, cento Giuliani. Spero che ci siano mazzate da orbi per questi “manifestanti” che girano armati di estintori, petardi e sanpietrini.

Let me give you another warning

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If I have a bag of rocks to carry as I go
I just want to hold my head up high
I don’t care what I have to step over
I’m prepared to look you in the eye
Look me in the eye


R.E.M. – “Walk Unafraid”

Piovono c*zzate

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Ratzinger e l’AIDS: “non si può superare con la distribuzione dei preservativi che, anzi aumentano i problemi”.

Anche il Vaticano ha il suo Berlusconi.

E come non quotare Jena:

.. dacci oggi il nostro aids quotidiano, rimetti a noi i nostri virus come noi li rimettiamo ai nostri untori, non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal preservativo.
Amen

Addio, Romano

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240209izzoromano

Addio Romano,
sapere che non ti muoverai più nel tuo Palazzetto è la più brutta notizia che si possa ricevere.
Ero solo un bambino quando uscivo con i capelli ancora bagnati dalla piscina e correvo a comprare una pizzetta nel tuo bar. Quando c’era tempo, una partita a Bubble Bobble. Ti ostinavi a non volerlo cambiare, quel videogioco. “Lo cambierò solo quando la Lazio vincerà lo scudetto”, hai promesso. Ma quando lo scudetto venne, la strada della tua vita ti aveva portato dalla Piscina al Palazzetto… Non fatico a credere che tu fossi amico di tutti: così “semplicemente” speciale, come tutte le persone che, quando se ne vanno, lasciano un vuoto incolmabile in chi resta.

Un vuoto incolmabile.

Una vista… spaziale

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Tratto da un articolo su Repubblica

Il radiotelescopio delle Alpi di Grenoble, il cui occhio è guidato da un gruppo di astronomi italiani, francesi e spagnoli, ha individuato una molecola di zucchero che fluttua nello spazio a 26mila anni luce da noi.

pensieri sconnessi del giorno

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Pensierini del giorno:

  1. Se avessi 569 Euro da spendere per un cazzo di telefono, li avrei già spesi. Vaffanculo a Vodafone.
  2. Voglio andare in Canada