It’s the end of the world as we know it (and I feel fine)

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Non c'era giorno migliore per ricominciare a scrivere qualcosa su questo blog… 21 dicembre 2012, la fine del mondo!

Massimo rispetto per i Maya, ma ho i miei dubbi. Forse abbiamo sbagliato la traduzione, un po' come il Liga con la sua "A che ora è la fine del mondo?". Bella cover, ma l'originale è di un altro pianeta e porta un messaggio completamente diverso.

E' la fine del mondo per come lo conosciamo. Una data puramente simbolica per farci riflettere sulle cose che abbiamo sempre dato per scontato e che si sono rivelate illusioni o bugie. La mia "fine del mondo" è arrivata con discreto anticipo, e negli ultimi due anni la voce più insistente è stata quella che mi ricordava che forse i miei sogni erano fuori luogo, un po' troppo grossi. L'immagine più appropriata è la vocina che in perfetto spagnolo ti dice "Lo siento, Marco". Con quel tono un po' stronzo, non so se rendo l'idea.

And I feel fine

Non ho ben capito cosa ci fosse di fuori luogo nel sognare un po' di normalità, ma non importa. La fine del mondo è arrivata, eppure…. I feel fine, mi sento bene. Certe cose puoi solo accettarle, o lasciare che ti rovinino la vita. Io ci ho fatto un giro, li sul fondo, e non mi è piaciuto per niente…

Alex Zanardi

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Alex Zanardi è una persona straordinaria.

Undici anni ha visto la morte in faccia, quando in un terribile incidente ha subito l'amputazione di entrambe le gambe. Lo davano per spacciato, rischiava di morire dissanguato. Aveva già ricevuto l'estrema unzione ancora prima di essere trasportato in ospedale in elicottero.

Immagine anteprima YouTube

Due settimane in coma, poi il ritorno alla vita. Una persona "normale" probabilmente sarebbe già stata contenta così, oppure avrebbe passato il resto del tempo a piangersi addosso o a lottare contro la depressione.

Alex ha risposto così:

Ieri Alex Zanardi ha vinto la medaglia d'oro alle Paralimpiadi di Londra. Di fronte a storie come la sua, sinceramente provo vergogna. Vergogna per ogni volta in cui ho permesso a qualche stupido problema di farmi dimenticare che niente è impossibile. Vergogna per ogni volta in cui ho gettato la spugna senza lottare. Vergogna e rabbia per tutte le volte che "sono morto a vent'anni", per dirla come Il Cile.

Rinunciare a lottare significa morire dentro.

Questa è la lezione che chiunque dovrebbe imparare da Alex.

Il 2011 visto dal mio iPhone

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Quest'anno non mi va di scrivere il solito post sull'anno passato. Lascio che a parlare siano alcune immagini scattate con l'iPhone….

 

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Capodanno… perchè l'inizio del 2011 è stato veramente ottimo!!! 

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Il mio pane (grazie alla ricetta di Mauro)… sta diventando una piccola tradizione. Bianco, con noci, con olive…. è sempre buono (e dura sempre poco).

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Gennaio: Buffy e Memole, loro si che sono state una bella novità dell'anno appena terminato!

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Marzo: Marco diventa famoso! La prima grande soddisfazione fotografica dell'anno, l'esposizione in Piazza Vittorio durante Cioccolatò

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Maggio: Crash, boom, bang! Ecco la dimostrazione della non-elasticità della portiera della mia Focus…

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Maggio: Google IO a San Francisco

 

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Maggio: Il primo volo sull'A380

 

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Giugno: WWDC a San Francisco… l'ultima volta che ho visto Steve :-(
 

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Agosto: CANADA!!!!

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8 settembre 2011: Lo stadio che cambia il calcio

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5 Ottobre 2011: Addio, Steve

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Novembre: la festa delle icone impazzite :-)

 

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Dicembre: inizia la collaborazione con VivoVolley.net

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Dicembre: sigh, sono 31!

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Dicembre: primo esperimento con i dolci…. buoni questi biscotti!
 

tu chiamalo, se vuoi, natale…

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C’è una guerra che mi fa paura

Una crisi che non si risolve

Vedo gente che sta male, come me, come me

Se guardo in alto vedo sfuocato

Se guardo in basso rischio di cadere giù

Sto correndo, ma sono fermo, mi sto muovendo però rimango immobile

 

"Immobili" – Negrita – Dannato Vivere

(it’s like) The sound of winter

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E' curioso come alcuni gruppi musicali riappaiano sulla scena proprio nei momenti in cui possono lasciare il segno dentro una fase della mia vita. Mi riferisco ai Bush, tornati in auge con il singolo "The Sound Of Winter". Saranno meno giovani e meno incazzati rispetto a Sixteen Stone, ma sono sempre loro.

 

The sound of winter mi fa riflettere. Mi fa pensare a questo momento così particolare della mia vita: mai come ora ho sentito la necessità di lasciare un segno nel mondo. E' una frase stupida, detta così, me ne rendo conto. Mi sembra di perdere tempo, di non fare abbastanza, di sprecare la vita che mi è stata donata. Mi sembra di vivere di rendita dopo aver indovinato un terno al lotto, ma non è una situazione sostenibile. Devo, devo, devo, devo, devo lasciare un segno. Una fotografia, un'app, qualsiasi cosa pur di dimostrare di esserci.

 

Mi fermo. Rifletto.

 

Di nuovo mi vengono in mente spiegazioni che molti troveranno stupide. Ma io sono una persona semplice. Ottobre è stato il mese in cui il la vita ha salutato due persone completamente diverse: Steve e Sic. Sapevo di ammirare il primo, un genio indiscusso della tecnologia, l'uomo che con la sua tenacia e la sua fantasia ha plasmato il futuro. Sapevo che il keynote di giugno sarebbe stata l'ultima volta in cui l'avrei visto, eppure la notizia della sua morte mi ha lasciato senza parole, letteralmente. Non immaginavo di sentire la mancanza di Sic, non immaginavo di poter piangere per quel capellone col numero 58. Dice bene Gramellini: "è come se ci avessero ammazzato il futuro".

E a proposito di gruppi che riappaiono quando sanno di lasciare il segno: i Negrita. "La vita incandescente".

 

"La vita è incandescente

è istinto primordiale

chi non si è fatto male

non l'ha vissuta mai…"

 

Cara vita, ti assicuro che stai facendo del male. Basta per dire che ti sto vivendo?

 

"E sopra il comodino

un Cristo personale

ci può giustificare

e ci perdonerà"

 

Ho letto alcune interpretazioni di questa canzone, e la frase piu' gettonata è "non piacerà agli atei". Non la penso assolutamente così… non credo che il Cristo di cui si parla in "la vita incandescente" sia una figura religiosa, tantomeno il Cristo dei cattolici. Secondo me il Cristo personale non è altro che quello che riusciamo a trovare dentro noi stessi, punto e basta. Affidarsi solo ad aiuti esterni nei momenti di difficoltà è pericoloso, la forza di rialzarsi deve sempre venire principalmente da dentro.

"You've got to hang on to yourself"

I Bush, ancora.

Stare bene

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Ci sono giorni in cui semplicemente stai bene, ma anche sforzandoti non riesci a spiegarti il perchè.

Potrebbe essere un bel weekend, un'ora in piu' di buon sonno, l'andare al lavoro a piedi in una splendida giornata di primavera. Potrebbe essere il … "bagno di energia potenziale" del rientrare al Poli dopo mesi e sentirsi circondato da chi contribuirà (forse) alle storie e alle idee che cambieranno l'Italia, o il mondo. Potrebbe essere un tuo tesista che si laurea, l'aver saltato una riunione noiosa, o un pezzo di focaccia per merenda.

Potrebbe essere la sensazione di tanti pezzetti di un puzzle che a poco a poco trovano il proprio posto.

Sinceramente non l'ho ancora capito, il perchè. Eppure sto bene.

Adulthood

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My mother always says, “You can live without Chaucer and you can live without calculus, but you cannot make it in the wide, wide world without common sense.”

As we get older, we understand the importance of these words. Adulthood is nothing but a series of choices: you can say yes or no, but you cannot avoid saying one or the other. In the end, those who are successful are those who adjust and adapt to the decisions they have made and make the best of them.

Grant Hill

Winter’s coming

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L'inverno sta arrivando. Prendo in prestito il motto di casa Stark per descrivere questo periodo. Fa freddo, sono tempi duri. C'è che ogni tanto la vita decide di prenderti per il culo e di farti pagare per tutte le cose belle che hai avuto finora. Dove colpisce, colpisce. E lascia inesorabilmente il segno.

Spazza certezze, sparge sale sulle ferite, apre una crepa in ogni cosa. È in momenti come questo che avere il supporto della fede potrebbe aiutare. Beato chi ce l'ha. Preferisco non averla, perché potrei non perdonare la sua fonte.

L'unica cosa che davvero conta è la forza del branco. La certezza di avere qualcuno su cui contare, sempre e comunque, a prescindere. Il mio branco ha nomi e cognomi, qualcuno è li da sempre e qualcuno si è conquistato il suo posto. Ieri il branco piangeva per me, oggi si stringe attorno a chi è stato ferito, ma con il nostro aiuto saprà rialzarsi.

For the tires rushing by in the rain…

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All my life I fought this fight,
The fight that no man can never win.
Every day it just gets harder to live
This dream I'm believing in.

Thunder Road,
Oh baby you were so right
Thunder Road,
There's something dyin' on the highway tonight.

B. Springsteen – The Promise

 

Lui oggi è davvero lì. Contempla il vuoto, incurante del vento gelido che prova a sferzarlo. Oggi più freddo del vento, esso è amico, fratello… compagno. Le parole di una canzone sono l'unico pensiero che riesce a formulare. "You go on livin', but it steals something from down in your soul". Qualcosa in lui si è spezzato – forse per sempre.

Lei è con lui, appoggia una mano sulla sua spalla. Un gesto semplice, ma carico di mille significati. Senza contrastare il soffio del vento, senza nemmeno muovere le labbra sta urlando che cammineranno insieme, qualsiasi cosa riservi il futuro. "We said we'll walk together, baby come what may".

 

The Promise è una canzone sulla disillusione, sull'epilogo amaro dei propri sogni.

I promise

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My daughter often compels me to use the word promise, a word I love yet carry far too much respect for to use with frivolity. “Why won’t you just promise,” she’ll plead, eyes wide as a silver dollar and deep as bitter chocolate.

“Because I’m not positive I’ll be able to keep it.”

Questa è una lezione che ho imparato dai miei nipotini. Mai promettere, a meno che non si abbia la certezza di essere in grado di mantenere la promessa.