
Solo un numero Uno, Gigi Buffon.
“Il più grande portiere del mondo – uno dei quattro o cinque che resteranno per sempre nell’immaginario mondiale del football – si racconta come se scrivesse un romanzo. Ci sono date, ma non sempre, ci sono nomi, quelli sì, ricordi, immagini. C’è l’umanità di un grande campione che ha vinto e sbagliato e sa affrontare con coraggio tutte le situazioni, anche quelle negative.”
- dall’introduzione di Roberto Perrone
Vero, il più grande portiere del mondo. Non capita tutti i giorni di esordire in Serie A a 17 anni e di bloccare la strada al Milan: impossibile dimenticare la sicurezza che dimostrava di avere.
Il libro è una lettura veloce, piacevole (lo sta leggendo pure Fede…). Mi è piaciuto immergermi nei ricordi di Gigi e leggere il suo punto di vista sui Mondiali 2006, la Coppa del Mondo, Calciopoli, Rimini (che per noi Juventini non sarà mai simbolo di vacanza) e sulla triste finale di Manchester… è la storia di un ragazzo fortunato, ed al tempo stesso la storia di un ragazzo che, dalla troppa fortuna, ha saputo difendersi.
Ed è la storia di uno Juventino. Come posso non amarlo?
Spulciando su juworld.net l’elenco delle ultime 10 partite della Juve senza sostituzioni, mi sono imbattuto in questa data:
05/11/1989 Campionato Milan-Juventus 3-2
Arbitro: Agnolin L.
Marcatori:
1-0 Van Basten rigore 52
1-1 De Agostini rigore 62
1-2 Schillaci 65
2-2 Donadoni 78
3-2 Van Basten 85
Ovvero, il giorno in cui sono diventato Juventino (fino ad allora simpatizzavo anche per il milan). Ero in macchina con i miei, ascoltavamo le partite alla radio. La Juve vinceva 2-1 a Milano, grazie a due gol in tre minuti segnati da De Agostini e Schillaci. Poi il pareggio dei rossoneri di Sacchi ed il gol di Van Basten (altro che Pato…): mi incazzai talmente tanto da decidere che mai avrei potuto tifare per il milan.
19 anni dopo, non posso che ringraziarmi per questa scelta.
(tratto da stefanodiscreti.blogspot.com)
Pazzesca.
Non trovo altro modo per definire la stagione attuale della Juventus.
Se ci guardiamo intorno e torniamo indietro con la mente a quella maledetta estate 2006, alzi la mano chi di noi tifoso juventino avrebbe pensato che la Juventus violentata da Calciopoli, sarebbe riuscita a tornare in così breve tempo una Signora d’alto livello?
Quante ne abbiamo passate in questi due anni?
La fuga dei beniamini, la privazione di due titoli meritatamente conquistati sul campo, i mancati ricorsi in sede di giustizia sportiva ed ordinaria. L’inferno della serie B. I deliri di Moratti.
Eppure siamo ancora lì ad emozionarci per una prodezza del Capitano.
Lo guardi, lo osservi, vedi tirargli sempre fuori quella linguaccia e ti sembra che niente sia successo in tutto questo tempo.
Quella linguaccia sembra fatta proprio apposta per quei 2/3 della popolazione italiana che odia la Juventus.
Sembra quasi voler dire: ”Tiè! Siamo la Juve. Non moriremo mai”
Quello che non ti uccide ti fortifica, così si dice no?
Questa Juventus non sarà la corazzata Capelliana, ma riesce comunque ad emozionarci per la grinta ed il cuore con cui affronta ogni partita, onorando la maglia “ogni maledetta domenica”.
Vedi Nedved lottare come un leone a 35 anni. E ti chiedi da dove riesca a prender ancora tutta questa forza.
Vedi il gruppo abbracciarsi ad ogni goal nemmeno fosse quello della finale di un mondiale.
E allora come fai a non emozionarti ancora?
Certo per vincere nel calcio serve anche altro.
Soprattutto la qualità e a questa squadra ne serve in abbondanza.
Ma le basi per il rilancio sono state gettate.
E’ notizia di questi giorni che i tifosi juventini sarebbero diminuiti come conseguenza di Calciopoli.
Se questo dato fosse vero, non potrei che esserne contento.
Una persona che abbandona la propria compagna di una vita nel momento del bisogno non può esser considerato un vero amante. E allora meglio farne a meno di questi tifosi.
Hanno provato a distruggerci, ma non ci sono riusciti.
Hanno provato a rendere un incubo il nostro sogno, ma non ci sono riusciti.
Inizio il post mettendo le mani avanti e dicendo che due ore di macchina da soli sono proprio lunghe da far passare, se non ci si inventa qualcosa. Questa volta ho partorito questa domanda: di che squadra è il carattere dei miei amici? Ma soprattutto: che cosa è che rende un carattere juventino, milanista, o altro?Lo juventino è per definizione costante, brillante e determinato. Il milanista ha talento in abbondanza, forse molto piu’ dello juventino, e rasenta il genio, a discapito della costanza. Granata è chi, pur dotato di grinta e cuore, non riesce ad incanalare le proprie abilità verso qualcosa di grande. Interista, povero lui, ha un ego immenso, ed ostenta un talento che non sempre è così lampante e cristallino.
Fede è senza dubbio juventina. Se il suo carattere fosse un giocatore, sarebbe Alex Del Piero: prezioso, fedele e determinato. Viziato e abituato ad essere coccolato, ma mai esagerato nelle pretese. Imprescindibile.
Per Sba, altro “juventino” mi viene in mente un connubio: Pavel Nedved ed Antonio Conte. Ceko per l’infinita voglia di giocare a Fifa (’99 o 07 non importa, nell’attesa dell’editor per Fifa 08), Conte per la dedizione al proprio lavoro.
Sukko, non temere… tu sei rossonero anche di carattere: geniale ed imprevedibile. Se fossi venuto anche solo alla metà delle lezioni delle 8.30 saresti finito tra gli juventini pure tu
Grazie al cielo, conosco una sola persona con carattere “interista“. Ed è pure francese. Povero lui.
Mi sento come altri 14 milioni di tifosi,
presi per il culo da una masnada di criminali
nella piu’ grande, vergognosa farsa della storia del calcio.
Questo sito e’ e resta Juventino; qui non si cambiano le bandiere, qui non si fanno proclami o piagnistei. Di fronte a te, navigatore, c’e’ l’essenza stessa del calcio. Inchinati di fronte a questo simbolo, e rifletti. La Juve che era non sara’ piu’: se tu hai avuto la fortuna di tifare per Lei, di gioire per Lei, di crescere e di vivere una vita intiera con Lei, allora sappi che ne e’ valsa la pena fino in fondo, e che come hai vissuto tu la Sua gloria non la potra’ piu’ vivere nessun altro.
Rimane solo da fare una cosa: prendi con te un amico vero, siediti sulla sponda del fiume ed attendi i corpi dei nemici che col tempo arriveranno. E se qualcuno di essi respirera’ ancora, amico mio, affonda nel suo torace la tua spada assetata di vendetta.
Ti quoto in pieno, caro amico. Sono seduto, ed in un surreale silenzio aspetto che passino i primi corpi.
Lasciami ancora il tempo di dire due parole, solo due.
Non esiste niente in grado di cancellare quello che la Juve e’ stata per il calcio italiano, non lo far? questa farsa e non lo faranno i giornali; riusciranno solo a liberarci da chi questa maglia la cercava seguendo il fiuto del vile denaro, o semplicemente perche’ attratto dal carro del vincitore.
Chi rimane, ha questa maglia nel cuore, quasi come noi, che di quella maglia siamo innamorati.
Tremate.
Ciao amici,
proprio in questi giorni, come ogni anno, ho ripercorso con la mente tutta la stagione, che si è conclusa con la vittoria del nostro 29° scudetto, il mio 7° in maglia bianconera. Sono tantissimi i momenti che ci legano profondamente e che ho impressi nella mente e nel cuore. Vorrei partire dall’ultimo, da quel boato che mi ha accolto allo stadio di Bari, dove siete accorsi da tutta Italia, l’ennesima dimostrazione dell’affetto che ho ricevuto nei miei 13 anni qui con voi. Tredici anni, ma in realtà molti di più. Ho provato a ripensare a quando ero bambino, alla prima volta che mi hanno regalato una maglietta della Juventus. L’ho indossata e ho provato un’emozione che nel corso degli anni si è trasformata in orgoglio, senso di appartenenza, quegli stessi sentimenti che sono radicati nei tifosi veri, che si sentono parte di una grande famiglia, di una realtà caratterizzata da una tradizione leggendaria. E’ emozionante rileggere la nostra storia, dal 1 novembre 1897, dai ragazzi che seduti su una panchina decisero di fondare una squadra di calcio poi adottata dalla famiglia Agnelli, che non l’ha mai abbandonata e continua, generazione dopo generazione, a prendersene cura con grande passione. La stessa passione che accomuna tutti noi. Ricordo ancora quando arrivai qui, nel 1993, quando incontrai per la prima volta l’Avvocato Agnelli, una presenza constante, come fu poi quella del Dottor Umberto. Ricordo i primi gol, le prime vittorie, il vostro affetto che è aumentato con il passare del tempo: siamo cresciuti assieme, abbiamo gioito tanto, a volte abbiamo sofferto, ma è proprio condividere momenti importanti di vita, belli e meno belli, che fortifica l’affetto che ci lega. Io amo questa maglia, l’ho detto e lo ripeto, e tutto quello che rappresenta, per me, per voi… Abbiamo festeggiato il mio record di gol e non è una statistica che mi rende così felice, ma quello che essa rappresenta: vuol dire essere entrato nella storia della Juventus, aver scritto pagine di vita di questa realtà della quale sognavo fin da bambino di poter far parte. Sono orgoglioso di essere juventino, di essere una “bandiera”, come mi definite spesso, ma in realtà io sono solo una piccola parte di una grande bandiera bianconera, che cresce col passare degli anni e se ognuno di voi guarda con attenzione ci trova scritto anche il proprio nome… Perchè questa bandiera continui a crescere c’è bisogno di tutti noi: restiamo uniti!
Il vostro capitano
Alessandro Del Piero
Con buona pace dei giocatori mercenari che gia’ stanno facendo le valigie
Con buona pace dei tifosi da quattro soldi, quelli che li vedi soltanto quando si vince
Non abbiamo bisogno di nessuno di voi.


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